Il gigante ritrovato Dominik Paris

By Scimagazine  |   Intervista  |   4 luglio 2015  |     1617

Dominik Paris non è una star, tiene la testa bassa e il cuore in mano. Così si corre, così si vince. Il primo della classe? Neanche a parlarne. Il più veloce? Probabilmente sì. Avete mai sentito i Pantera?

Lucia Galli 

Lo chiamano Domme per semplificare, lo chiamano Parigi per tradurre. E lui, il Parigi Domenico che vien da Lana, la sua “vie en rose” l’ha trovata davvero in due gelidi fine settimana d’oltreoceano. Dalla trasferta nord americana, fra Lake Louise e Beaver Creek, Dominik Paris, classe 1989, è tornato, con un terzo, due quarti e un quinto posto, ottenuti su piste diversissime che però, sotto i suoi piedi, sono sembrate spianarsi verso il traguardo. E quindi, per somma aritmetica, Paris si è meritato il pesante ruolo di primo della classe. Che, con garbo, rispedisce al mittente. “Capoclasse, io? Mai stato secchione”.

Eppure sugli sci il ragazzo della Val D’Ultimo ha imparato ad arrivare primo, già due stagioni fa, l’anno dell’argento ai Mondiali di Schladming 2013, preceduto da due vittorie con la “v” maiuscola, Bormio e  Kitzbuhel. Poi la scorsa stagione, un anno così così, iniziato benissimo con una vittoria, proseguito con una caduta e una “decrescita” fino alle Olimpiadi di Sochi, ancora steccate come a Vancouver.

Quest’estate però Domme si è messo sotto ad allenarsi. E i risultati si sono visti subito in questo avvio di stagione: due podi sfiorati in discesa e il primo podio in carriera in superG. Il tutto per tornare ad affermare che non si vincono Stelvio, Streif e una medaglia mondiale per caso. Insomma, tre prove fanno un bell’indizio.

O no, Dominik?

Fate voi: io per ora ho fatto ben quattro prove e sono contentissimo perché mi sento bene e ho buone sensazioni sugli sci.

Nemmeno un po’ di dolce amaro dal Nordamerica con un podio conquistato e due podi persi?

No, solo dolce. Nelle due discese, così diverse, ho saputo interpretare bene le linee e sono rimasto a ridosso dei primi. Arrivare sul podio in superG significa, invece, che comincio a capire come si fa. Anche se, devo ammettere, che quel superG era disegnato quasi per me, con curve non troppo angolate.

Allora ha svolto bene i compiti delle vacanze!

Sì, sono stato diligente!

Anche sui salti? Quegli atterraggi su un piede solo fanno molto audience ma…

Sono i primi salti di stagione, dai! Mi sto applicando.

Prima materia: imparare ad andare bene sui piani?

No, ero già un discreto scivolatore.

Allora qual è la seconda materia?

Imparare a gestire le curve, soprattutto ad alta velocità. Poi ho anche una terza materia…

Quale?

L’atletica: ho curato molto la preparazione fisica per avere più continuità e più margine quando sono in pista.

Dimentichiamo la “bocciatura” dello scorso anno allora…

Solo rimandato. Ero partito vincendo proprio a Lake Louise e poi sono caduto. Da lì le cose sono andate un po’ storte ma, a fine stagione, mi stavo già riprendendo e quindi, lo giuro, avevo studiato.

Ci crediamo: ora arriva una materia nuova e si chiama Santa Caterina, una pista “da donne” che sostituisce la tua amata Stelvio…

Non sarà come a Bormio, ma ci proviamo. Ho gareggiato lì per gli assoluti: mi aspetto una gara divisa in due, una parte ripida e difficile, una parte facile dove far correre gli sci.

Poi c’è la Val Gardena. Lì avevi esordito in Coppa del mondo: 54simo nel 2008!

Speriamo di far meglio: non sarà facile perchè la Saslong è una pista molto veloce, senza particolari difficoltà: quindi siamo tutti vicini.

Quest’anno ècaduta poca neve: ti preoccupa?

No, perché ne basta poca per vincere.

Hai più sci o più chitarre?

Gli sci li devo cambiare, invece ho tre chitarre, due elettriche e una acustica, ma in trasferta usiamo quella di “squadra” di Federico (Tieghi, il fisioterapista ndr), piena di firme… La suoni e lasci il tuo autografo.

Suoni solo i “Pantera”, il tuo gruppo preferito o stai imparando anche la marcia trionfale?

Con la chitarra non viene bene, meglio sugli sci!

Per quale pista ti prepari a sentirla suonare?

Van tutte bene, ma certamente amo Wengen dove però non ho mai fatto podio se non nella discesa di una combinata.

Che cosa manca per arrivarci?

Superare indenne la stradina: è così stretta per me, insomma mi sembra di … non starci!

Strategie?

Per ora fallimentari: una volta vado lento, l’altra a palla e finisco sempre nei materassi, devo trovare il giusto equilibrio.

Ai mondiali di febbraio si difende un argento o si punta ad altro?

Ci si batte: la pista ora la conosco bene, anche se le condizioni di neve e luce saranno diverse fra due mesi. Comunque non ci penso e non penso nemmeno alla coppa di specialità se, per caso, me lo vuoi chiedere.

Che telepatia! Perché non ci pensi? Non c’è Svindal, forse nemmeno Miller…

E gli austriaci? Sono tantissimi: fuori uno ne spunta un altro, come nei video game.

La sorpresa, allora, è davvero solo norvegese, con Kjetil Jansrud?

Non per me: andava già fortissimo in Argentina questa estate ed è cresciuto molto nelle ultime stagioni. Ha davvero trovato una bella continuità. Svindal invece manca, anche come riferimento per studiarlo a video.

Venticinque anni e quasi cento gare in Coppa del mondo: che effetto fa?

Brrr…Non le avevo mai contate!

Arriva Natale: che cosa chiedi a Santa Claus?

Ho paura che mi dica che sono stato cattivello, ma gli chiederò la salute. Ora gli scrivo.

DICEMBRE 2016
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