L’ ultimo assolo di Ivica Kostelic

In un solo istante un clima di malinconia si sovrasta l’ atmosfera tipica dei mondiali e si impossessa del parterre di St. Moritz: sta scendendo Ivica Kostelic, e lo sta facendo per l’ultima volta.

Dopo 360 partenze in Coppa del Mondo, 26 vittorie e 60 podi il campionissimo aveva annunciato la sua ultima apparizione nel massimo circuito dello sci mondiale.

Il capitolo Coppa del Mondo lo aveva quindi chiuso la settimana scorsa, ma oggi Ivica chiude il libro intero, e lo fa aprendo per l’ultima volta il cancelletto di partenza, quello stesso che cancelletto che quattordici anni fa incoronava campione del mondo. Quattordici lunghissimi anni, una cifra che mette i brividi, una cifra che lo fa vivere nell’ era di Hermann Mayer ma anche in quella di Kristoffersen che, con un po’ di fantasia, potrebbe essere suo figlio.

Da brividi è anche il palmares, Campione del mondo di slalom nel 2003, vincitore della Coppa del Mondo Generale nel 2011, plurimedagliato olimpico tanto a Torino 2006 quanto a Vancoover 2010, non che vincitore di due coppette di slalom e tre di Combinata alpina (allora supercombinata).

Kostelic ha subito ben dodici operazioni alle ginocchia ma ha continuato a lottare per la passione che nutre per questo sport, nonostante i risultati delle ultime stagioni stonassero con la sua figura di campione indiscusso.

A chi gli chiedeva il perché di questa perseveranza tendente all’ ostinazione, rispondeva che lo sci è la sua vita, la sua passione: semplice e diretto come non mai. Anche ridimensionato rispetto agli anni d’ oro, ma nemmeno poi tanto  pensandoci bene, perché la testa lui non se l’è mai montata. Ha continuato a lavorare sodo come pochi altri nel Circo Bianco, sotto le sapienti direttive di papà Ante e, negli ultimi tempi, anche di Kristian Ghedina.

Qualcuno lo ricorda mentre, sci in spalla, sale a piedi sul ghiacciaio di Zermatt per allenarsi anche ad impianti chiusi, qualcun altro preferisce ricordarlo nell’ esplosione di gioia che ci fu nel lontano 2003 quando, quella stessa pista che oggi gli da l’addio, lo incoronava campione del mondo.

Ma qualcun altro si chiede cosa avesse in più degli altri. I risultati si potrebbe ribattere a cuor leggero, ma riflettendoci su, quelli sono certamente solo una conseguenza. Noi abbiamo ammirato Kostelic per la voglia che aveva di battersi come un leone anche quando i risultati non arrivavano; e forse non potevano arrivare, perché non è umanamente possibile competere a trentasei anni suonati con fuoriclasse del calibro di Hirscher. Ma la cosa più romantica è che l’ineluttabilità di questa situazione non gli ha mai impedito di continuare a spezzarsi la schiena (e le ginocchia) di lavoro in tutte le stagioni dell’anno, di aggredire ogni manche come fosse l’ultima della vita e di dare un esempio di stile come non ne troveremo molti nei prossimi anni, perché? Per la gioia di farlo. Questo fa di lui uno stoico e una leggenda, al di là dei risultati. E andare al di là di medaglie iridate e olimpiche è qualcosa che si può fare con ben poche leggende su tutto il pianeta.

Oggi è davvero finita, Kostelic è partito per l’ultima volta dal cancelletto di questi Mondiali, con la grinta e lo stile che lo hanno sempre contraddistinto. Tutti noi facciamo fatica a pensare che non troveremo più Ivica al cancelletto; anche se vederlo in più occasioni arrivare fuori dai trenta non ha fatto che male al cuore di tutti noi appassionati di sci. Con Kostelic lascia il Circo della Coppa del Mondo un esempio di sportività, di dedizione e di sacrificio in nome dello sport. Quello che resta da oggi è solo il nostro più grande e sentito ringraziamento per le emozioni che, durante questi anni, abbiamo potuto provare in ogni angolo del mondo, anche grazie a questo gigante buono venuto dalla Croazia.

Mattia Laudati