Sci da cowboy

Riederalp. Cammino a passo veloce per raggiungere Villa Cassel, costruita dal banchiere inglese, Sir Ernest Cassel, oggi proprietà dell’Associazione Pronatura e sede del Museo dell’Acqua. Salendo, è lì, sulla mia sinistra. Una costruzione in stile vittoriano nel bel mezzo delle Alpi svizzere. Affascinante nella sua solitudine. La penso di notte con la luna piena, l’ambientazione ideale per un romanzo di Agatha Christie. Presto mi trovo a un bivio. A destra un sentiero che si addentra nella foresta, davanti a me uno stupendo arco di montagne e, a fianco, il Mountain Resort Readerfurka.

Un paio di sci Volkl svettano a fianco della porta. Sono disorientata. Sono lunghi, anzi lunghissimi, circa quattro metri, direi, e stretti. Non sono sci per alcuna specialità che io conosca, troppo lunghi. E neppure da trampolino. Troppo stretti. Non trovo spiegazione.

Mi affianca Monika Konig, la rappresentante dell’Ufficio del Turismo di Alesch Arena. Sorride vedendomi fissare perplessa questi strani attrezzi. Mi dice: “Sono gli sci di Art”. La nebbia comincia a dissiparsi, certo sono gli sci – direi, i famosi sci – di Arthur Furrer. Un giovane signore di ottant’anni, una leggenda dello sci svizzero.

Nato nel 1937 a Greich, vicino a Riederalp, Art è istruttore di sci, guida alpina, ufficiale dell’esercito svizzero e ottimo gigantista. Siamo nel 1960. La Federazione Svizzera non lo convoca per le Olimpiadi Invernali ed è così che decide di salutare tutti e partire per l’America. Qui insegna lo sci a personaggi illustri come i membri più giovani della famiglia Kennedy e Leonard Bernstein ma soprattutto inventa, di fatto, il freestyle. Tornato a Riederlalp si dedica all’attività alberghiera. Oggi possiede ben sei hotel e il marchio che li contraddistingue è la sua immagine stilizzata mentre compie evoluzioni sugli sci.

Bene, ma cosa c’entrano con Art – e il suo immancabile cappello da Cowboy – questi sci da gigante?

Un signore di questa portata non poteva certo accontentarsi di esibirsi davanti a un pubblico – per quanto folto – di sciatori di passaggio. E’ così che nel 1986 decide di partecipare alla trasmissione televisiva “Verstehen Sie Spass”, una specie di Candid Camera, e in un episodio sulle nevi di Garmish si finge un ricco turista americano deciso a imparare a sciare con un paio di Volkl lunghi, appunto, quattro metri (costruiti appositamente per lui dal fratello). Vittima dello scherzo la povera maestra che non sa da che parte prendere né il suo allievo né tantomeno questi singolari sci. Art rivela in questa occasione un vero spirito da show man. 23 milioni di spettatori seguono la puntata e al suo ritorno in Svizzera viene accolto da una folla di curiosi e fan che vogliono conoscerlo e vedere i suoi sci.

Per chi scia ad Alesh Arena non è difficile incontrarlo e, soprattutto, riconoscerlo. Cercate un cappello da cowboy e sotto troverete Art.

Maila Costa