Succede solo a Ischgl

By Scimagazine  |   Turismo  |   4 luglio 2015  |     7025

Siamo andati a verificare se tutte le leggende “metropolitane” che abbiamo sentito negli ultimi anni, tutto quello che si legge su internet, tutto quello che millantano gli amici su questo angolo di Tirolo è vero. E sì… è tutto vero!

Enrico Maria Corno

Lo sanno tutti. La chiamano la “Ibiza delle Alpi” per l’incredibile vita notturna che inizia appena dopo il tramonto. Birra a fiumi, ragazze, musica e grandi feste, a volte con migliaia di partecipanti e promosse direttamente dalle istituzioni turistiche. Qui, in apertura e chiusura di stagione, si organizzano concerti che riempirebbero San Siro: da Robbie Williams a Elton John, da Katy Perry ad Alicia Keys, a cui accedere con lo skipass. Qui non sanno nemmeno cosa sia la Fis: non gli interessa proprio organizzare gare di Coppa del mondo, nemmeno di Coppa Europa, e nemmeno di Coppa d’Austria.

Chi vive a Ischgl preferisce definire il paese come un “hippie spot”, dato l’incredibile numero di snow party e la spensieratezza con cui la gente arriva (e spesso poi ritorna). Del resto, il pay-off del loro consorzio turistico dice “relax, if you can”. E infatti molti vengono da queste parti solo per divertirsi. Ma varrà davvero la pena andarci per sciare?

Diciamoci la verità: abbiamo sentito spesso parlare di Ischgl, ma vi sfidiamo a trovarla su una cartina. Stiamo parlando di Austria, Tirolo, vicino a St. Anton. Quando si arriva a Innsbruck bisogna svoltare a sinistra; a quel punto mancano cento chilometri giusti, quasi tutti di autostrada. Ci si può anche arrivare dalla Svizzera, girando a destra dopo Coira.

Ischgl, in realtà, dista solo 25 chilometri in linea d’aria dal Passo Resia, in Val Venosta, che diventano 75 in auto. Il periodo migliore per andarci?

Fine marzo e aprile: la neve, infatti, rimane abbondante anche in stagione avanzata in quanto le piste si trovano tutte oltre i 2000 metri e la settimana di Pasqua non è considerata alta stagione.

Tutto intorno a Ischgl

In questa valle del Paznaun ci sono altri due paesi: Kappl, prima di Ischgl, è carino, adatto alle famiglie e ha piste adatte per i più piccoli, ma da solo non vale certo il viaggio dall’Italia. Galtur si trova in fondo alla valle, su un pianoro dove termina la strada, chiuso su tre lati dalle montagne. Ha otto impianti e 40 chilometri di piste fantastiche, che sono il paradiso per chi carva. Una di queste, dopo un lungo rettilineo, scavalla un dosso e a sorpresa ci si ritrova davanti un lago in mezzo alle montagne innevate. Ecco, già solo questo vale il viaggio.

Finalmente arrivati

Lasciamo i bagagli in albergo a Ischgl. Il paese si sviluppa lungo il corso principale. A prima vista sembra carino anche se non particolarmente caratteristico né tradizionale. Non è St.Moritz e nemmeno Ortisei. Un ristorante ha un’insegna al neon semovente a forma di orso che ci dà il benvenuto. Buttiamo l’occhio in una vetrina: 44 euro per una fascia della Poc, 300 euro per un cappello Bogner… ecco, il primo consiglio che ci sentiamo di darvi è di non dimenticarvi a casa nulla. Meglio evitare acquisti da queste parti.

Leggo su un poster il prezzo del giornaliero: 43 euro per 230 chilometri di piste. Ottimo, pensavamo di doverne spendere di più. Noleggio un paio di Atomic ultimo modello con relativi scarponi: 42 euro al giorno.

Incrociamo un Burger king che condivide la porta d’ingresso con un night club (Succede solo a Ischgl!) prima di fermarci davanti a un elegante negozio di articoli sportivi: c’è una vetrina dove la neve di polistirolo cade ininterrottamente ma l’attenzione è tutta per un manichino che indossa una tuta Scott (qui i locali vestono solo Scott…); è gialla con gli inserti scuri e maliziosamente ha i pantaloni abbassati alle ginocchia per mostrare… le mutande gialle con inserti scuri da acquistare in tinta con la tuta! Anche questo succede solo a Ischgl.

Ok. Andiamo a farci questo apres-ski…

Basta vetrine. Non siamo in Montenapoleone. Entriamo nel primo locale che ci capita, incuriositi dall’insolito via vai. Da fuori sembra una baita tradizionale e a suo modo elegante ma, appena entrati, ci si spalanca davanti un mondo: decine e decine di persone stipate in pochi metri quadri, tutti di un’età sorprendentemente alta, tutti over 40 felicemente alticci e sorprendentemente instancabili che ballano, ridono, cantano e, soprattutto, bevono. Il numero di decibel è insopportabile. E sono solo le cinque del pomeriggio! Il locale è in legno, molto curato. Qui l’apres ski comincia alle due del pomeriggio ma, ligi al dovere che in pista non ci si ubriaca, i locali famosi (dal Trofana alm allo Champagner hutte) sono in paese, con la dovuta eccezione della famosa Paznauner taja (www.paznauner-taja.at).

Usciamo. C’è un apres-ski ogni venti metri. Quattro ragazzi inglesi con le sciarpe del West Ham si sorreggono a vicenda a fatica. Ma questa non era l’ora del the? In giro si vedono solo uomini e mi spiegano che, in certi periodi dell’anno, la clientela maschile raggiunge l’85 per cento del totale.

Entriamo nel secondo apres-ski dopo aver girato attorno a una Maserati parcheggiata, pronta per essere noleggiata. L’ambiente è simile al precedente, tranne per una serie di biondine con le treccine posticce e microabiti tirolesi a quadretti bianchi e rossi con generose scollature dove infilare le mance. Alcune ballano sul bancone, altre su terrazzini al primo piano. Succede solo a Ischgl.

Non pensiate che si vada oltre. Questo è un apres-ski, non un night club: ecco, lì non ci siamo entrati, ma da queste parti anche i 5 stelle lusso hanno il loro locale privè. Ci vuole solo un attimo ad abituarsi all’idea che un posto del genere possa esistere anche in montagna. In realtà non stona per niente, anzi. Semel in anno licet venire a Ischgl, dicevano i latini. Una curiosità. Sapete come a un apres-ski si riconoscono i ragazzotti locali dai turisti?

I resident si fanno cinque birre, alle 19 hanno le gambe sotto il tavolo e alle 22 stanno dormendo perchè il mattino dopo bisogna sciare. I turisti (un milione e mezzo ogni inverno!), dopo l’apres ski mangiano qualcosa, fanno il riposino e finiscono in discoteca (la banda del Pacha di Ibiza ha aperto qui una succursale dove trascorre l’inverno www.pacha.at) fino alle 4 del mattino. E sciano da mezzogiorno in poi…

Come saranno le piste?

Quella vista finora è solo una faccia della medaglia. E il resto? Andremmo a Ischgl, sobbarcandoci un viaggio di diverse ore, se non ci fossero apres-ski e night club? Certamente sì. E di corsa. È quello che pensa la maggior parte degli sciatori che al massimo si beve una birra con gli amici in un ambiente un po’ più piacevole del bar di taglialegna e pastori frequentato di solito in paese. L’emozione che regalano le piste della Silvretta ski area non è paragonabile a nulla. Nemmeno alla lap dance. E a nessuna pista sul nostro versante delle Alpi.

230 chilometri di discese, scavallando fino a Samnaun, in Svizzera. A tal proposito, arriva il secondo consiglio: Samnaun è zona dutyfree, ma se pensate di fare i furbi e di comprare senza Iva dieci stecche di sigarette sappiate che la Finanza austriaca scia con voi e spesso perquisisce in pista le giacche e gli zaini sospetti.

A ogni modo, qui si scia sempre sopra i 2000 metri, cioè sopra la linea delle vegetazione, in un contesto naturale fantastico, con piste mai noiose e mai troppo facili, tra picchi di roccia e falsopiani suggestivi. Succede solo a Ischgl.

La neve è tirata come sulle Dolomiti e chi vuol fare fuoripista ha diverse freearea a disposizione: la più frequentata è quella di Piz Gronda, un intero versante di una montagna servito da una nuovissima funivia.

Salendo la mattina presto abbiamo fatto appena cinque minuti di coda. Molti, però, suggeriscono di non tornare a valle verso le 15 perché c’è un solo rientro che a quell’ora è parecchio affollato. I rifugi, in compenso, sembrano disegnati da una mano d’artista, spesso un designer famoso, come il Pardorama o la Alpenhouse. Uno spettacolo nello spettacolo. Succede solo a Ischgl.

Non basta?

Vi buttiamo lì qualche informazione aggiuntiva. Non pensiate che sia uno di quei posti come Davos o Gstaad, inavvicinabili per i loro prezzi. E non è necessario nemmeno dormire nei paesi limitrofi per risparmiare. Qui affittano appartamenti anche solo per il week end.

Se volete concedervi una serata al ristorante, sceglietene uno tipico: alla Wilderehutte, all’interno del Wild Park, appena fuori dal paese, c’è uno chef molto quotato che cucina, secondo un’antica tradizione locale, la selvaggina che i cacciatori del posto sono obbligati a portare qui. Il piatto tipico della valle è la marmotta arrosto, servita con noodle di patate e una salsina di cavalo rosso e mele (26.50 euro, www.wildpark.ischgl.at). Il sapore? Lepre, molto selvatica. Altrimenti bisogna ordinare i classici spaetzli al formaggio, insaporiti con uno speck tagliato alla julienne. Succede solo a Ischgl

DICEMBRE 2016
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